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Fabio Di Eugenio
09/Dic/2021

Rientri e rimpatrio sanitario, da quando è scoppiata la pandemia a gennaio 2020, hanno subito un rallentamento notevole. Per diversi mesi (prima del vaccino) sono stati vietati o concessi in maniera sporadica, con l’apertura del vaccino si è tornati (quasi) a pieno regime. Ad ogni modo, tutte le persone che devono rientrare nel proprio paese d’origine (indipendentemente dalla motivazione) devono sottostare a regolamenti ferrei. Per avere informazioni certe e aggiornate, bisogna fare un controllo incrociato del paese in partenza e del paese di arrivo.

In caso di positività al Covid-19 infatti, scattano procedure automatiche che i viaggiatori devono prendere per forza in considerazione. In questi casi, non si può viaggiare con i mezzi commerciali e bisogna sottostare alle procedure di quarantena e contenimento previste dal paese in cui ci si trova. Le procedure scattano inoltre per tutte le persone che sono state a contatto con il positivo.

Rientri e rimpatrio sanitario in periodo di Covid-19

Le leggi sui rientri e sui rimpatri familiari con il Covid-19 sono cambiate moltissimo e vengono costantemente aggiornate in base all’evolversi della pandemia. Dal 26 novembre e fino al 15 dicembre 2021, un’ordinanza del Ministro della Salute vieta l’ingresso e il transito nel territorio nazionale alle persone che nei quattordici giorni antecedenti hanno transitato in Sudafrica, Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Malawi, Mozambico, Namibia, Eswatini.

L’unica eccezione è per i cittadini italiani che hanno la residenza anagrafica in Italia in data anteriore all’ordinanza. Lo Stato Italiano ha legiferato anche in tema vaccini. Dal 4 novembre 2021, i soggetti vaccinati all’estero con un vaccino non autorizzato da EMA possono ricevere una dose di richiamo con vaccino a m-RNA (30 mcg in 0,3 mL per Comirnaty di Pfizer/BioNTech; 50 mcg in 0,25 mL per Spikevax di Moderna) a partire da 28 giorni e fino a un massimo di 6 mesi dal completamento del ciclo primario. Per avere un quadro più esauriente della situazione sanitaria attuale, si rimanda alle circolari del Ministero della Salute in tema di emergenza Covid-19.

rientri e rimpatri sanitari

Rientro in Italia e obbligo di Green Pass

Tutti i cittadini italiani (iscritti o non iscritti al Servizio Sanitario Nazionale) che sono stati vaccinati all’estero o che sono guariti all’estero da COVID-19 possono fare richiesta di Green Pass alla propria ASL di competenza. Chi non è in possesso della certificazione verde, non può entrare in territorio nazionale italiano. Attualmente la normativa prevede che l’ingresso in Italia (e il rimpatrio sanitario) sia concesso solo alle persone che:

  • hanno effettuato due dosi di vaccino
  • siano risultati negative a un tampone molecolare o antigenico nelle 48 ore precedenti
  • sono guarite da COVID-19 nei sei mesi precedenti

Rimpatrio sanitario dall’estero

Durante un viaggio all’estero, può capitare di restare vittime di incidenti o di malattie. Sono imprevisti sporadici, ma di cui bisogna comunque tenere conto. L’assicurazione medica svolge una funzione essenziale per il viaggiatore, che si può tutelare coprendo le spese farmaceutiche, le prestazioni ospedaliere e il rimpatrio sanitario.

In alcuni casi, il rimpatrio sanitario può salvare la vita (specie se ci si trova in paesi poco sviluppati dal punto di vista sanitario).  Il rimpatrio (detto anche evacuazione d’emergenza) si attiva ogni volta in cui un viaggiatore malato, o gravemente infortunato, non può ricevere cure nel luogo in cui si trova (lo Stato ospitante) e diventa necessario trasferirlo in strutture più adeguate.

Solitamente, i rimpatri sanitari (per malattia, infortunio o decesso) vengono gestiti dalla compagnia assicurativa che in base alle condizioni del paziente, definisce e coordina le procedure e la parte burocratica. Il trasferimento del paziente può avvenire sia con aereo di linea sia con aereo privato: in entrambi i casi, dovrà essere presente il personale medico. La compagnia assicurativa, in base alle condizioni del paziente, può decidere anche di trasportare il paziente e/o i pazienti in piccoli aerei con le stesse dotazioni dell’ambulanza. 

Rimpatrio della salma

Molto più complesso (sotto tutti i punti di vista) il rimpatrio della salma, perché coinvolge aspetti legali e burocratici. La maggior parte delle compagnie assicurative ha in essere convenzioni con agenzie funebri locali e internazionali e si attiene alle stesse. Il primo passo è il certificato di morte, che dopo la registrazione termina all’interno dei registri dell’ambasciata competente. La bara deve essere in zinco e deve essere sigillata e controllata con apposita procedura dalle autorità consolari o dall’ambasciatore. Il rientro in questo caso deve avvenire con un aereo di linea.


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Fabio Di Eugenio
28/Set/2021

Il trasferimento pazienti da una struttura a un’altra è un’attività che in Italia viene effettuata in modo strutturato e meticoloso (dal pubblico e dal settore privato). La prima grossa differenza è se il il trasferimento di pazienti da una struttura a un’altra è a carico del sistema sanitario nazionale o se il paziente viene trasferito per una scelta differente.

Trasferimento pazienti ad opera del sistema Sanitario Nazionale

Il Sistema Sanitario Nazionale in Italia è composto da una rete di aziende sanitarie e di ospedali più o meno specialistici. All’interno di ogni realtà provinciale e regionale esistono centri di riferimento per determinate specialità. Per fare un esempio, un paziente che si rompe il femore a Castel Gandolfo potrebbe essere trasferito a un’ospedale di Roma. Allo stesso modo, se oltre alla frattura ci fosse un trauma cranico, probabilmente verrebbe trasferito in una struttura differente.

Per ogni emergenza, il Sistema Sanitario Nazionale garantisce la migliore assistenza su tutto il territorio nazionale. Naturalmente, il primo parametro che viene rispettato è la territorialità: si cercherà sempre di trasferire il paziente nel luogo di residenza più vicino. In questi casi, è sempre è il SSN il responsabile del trasporto; sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista organizzativo.

trasferimento pazienti tra strutture

Trasferimento di pazienti a carico dell’utente privato

Non sempre il trasporto in ambulanza è carico del Sistema Sanitario Nazionale. Ci sono alcuni casi il trasporto infermi è a carico del cittadino, che deve accordarsi direttamente con le aziende private e concordare il trasferimento. Pur essendo casistiche ben definite, ci troviamo di fronte a situazioni difficili da gestire. Non essendo lo Stato e gestirle, le procedure si complicano e le tempistiche potrebbero dilatarsi. Gli attori in gioco sono due: il cittadino privato (o il familiare che ne fa le veci) e l’azienda che prende in carico il trasferimento del paziente. Ecco i casi:

  • quando non è gestito dalla Centrale Operativa
  • se non ci si trova in una reale situazione di emergenza
  • nel caso in cui il paziente sia trasportabile anche attraverso una normale automobile
  • quando il trasporto è fine a se stesso e non viene seguito da un ricovero ospedaliero
  • se il trasporto è vero una sede non riconosciuta a livello territoriale
  • nel caso in cui il paziente abbia rifiutato una volta il trasporto pubblico
  • quando viene chiamata una ambulanza e poi viene annullata senza motivo
  • quando il paziente decide in modo autonomo presso quale ospedale o pronto soccorso andare

Come funziona il trasporto privato di un paziente

Prima di procedere con il trasferimento del paziente, è necessario contattare la struttura sanitaria individuata e capire se c’è la disponibilità (e soprattutto l’intenzione) di farsi carico di un nuovo paziente. Non essendo lo Stato a gestire il trasferimento, la struttura può decidere in autonomia e senza pressioni se accogliere un paziente o meno. Solo nei casi in cui la struttura sia dotata di un Pronto Soccorso, la Legge consente di di presentarsi senza alcun preavviso. Anche in questo caso però, la struttura potrebbe avvalersi del diritto di non accettare il paziente.

Dopo che la struttura sanitaria ricevente ha autorizzato il ricovero del paziente, i familiari dovranno firmare un foglio in cui certificheranno il trasferimento volontario e solleveranno la struttura di partenza dalla responsabilità di eventuali complicanze o evoluzioni negative verificatisi durante il trasporto. Dal punto di vista legislativo, si parla di autodimissione e il paziente (o i parenti) hanno il dovere di firmare una cartella clinica in cui ci si assume ogni responsabilità del trasferimento.

Trasferire un paziente in ambulanza

Se il trasferimento del paziente è in un raggio di 100 chilometri o poco più, il mezzo più idoneo per il trasporto è senza dubbio l’ambulanza. Per questo tipo di trasporto (considerato secondario) si utilizzano ambulanze private appartenenti a società private, associazioni di volontariato o cooperative. Per accordarsi sul trasporto, basta chiamare l’azienda e stabilire:

  • data del trasporto
  • orario del trasporto
  • struttura di partenza e struttura di destinazione
  • esigenze del paziente (tipo di barella, ossigeno, etc)
  • equipaggio

Quanto costa un trasporto in ambulanza

Tutte le aziende o associazioni che si occupano di trasporto sanitario su gomma adottano un “tariffario”. Questo tariffario prevede sempre un costo fisso di uscita, che oscilla tra i 20 ed i 30 Euro, che il paziente deve sostenere a prescindere dai chilometri percorsi. Il totale della tariffa, in linea di massima, va calcolato in base ai chilometri percorsi: si sommano tutti i chilometri che l’ambulanza percorre (compreso il rientro in sede).

Nel caso specifico di For Life Emergenza, come per altre società che si occupano di trasporti in ambulanza, c’è una tariffa fissa per i trasferimenti su Roma all’interno del Grande Raccordo Anulare. Il costo per chilometro può oscillare da 0,50 fino a 2,00 euro a seconda degli enti di volontariato coinvolti, delle cooperative con personale non assunto o tipologia di mezzo coinvolto. In linea di massimo, in assenza del medico il costo si aggira attorno ai 70 euro, in presenza invece 250.




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