Catetere vescicale: a cosa serve e perché si sostituisce

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Per catetere vescicale si intende un drenaggio in lattice o in silicone che viene introdotto in vescica attraverso l’uretra. Questo drenaggio consente la fuoriuscita di urina e viene utilizzato prevalentemente a scopo diagnostico e terapeutico. Inserire un catetere vescicale non è una cosa semplice: è una delle procedure infermieristiche più delicate e importanti. Ogni movimento o azione tra l’altro deve svolgersi nella più assoluta sterilità per evitare al paziente lesioni ed infezioni.

L’utilizzo del catetere è connesso all’aumento del rischio di infezioni delle vie urinarie. La scelta di inserirlo è a discrezione del medico o dell’infermiere competente e deve essere sempre l’ultima alternativa (ostruzione delle vie urinarie, disfunzioni, incontinenza e ritenzione urinaria e interventi chirurgici).

A cosa serve il catetere vescicale

Il catetere vescicale è uno strumento fondamentale per i pazienti che hanno problemi dell’apparato urinario. Si stima, per esempio, che circa il 6% dei pazienti ricoverati in ospedale o in strutture di ricovero per anziani ogni anno contrae un’infezione ospedaliera. Fra queste, quella alle vie urinarie è la più frequente. Il catetere diventa però un’ancora di salvezza per le persone con una disfunzione o con incapacità deambulatoria che hanno il bisogno di espletare una pratica di vitale importanza.

In questo processo continuo di inserimento e di assistenza gioca un ruolo fondamentale l’infermiere. Egli è il diretto responsabile dell’assistenza generale infermieristica e ha il compito di effettuare manovre invasive previa prescrizione medica. L’inserimento di un catetere vescicale rientra proprio fra le attività, per esempio, degli infermieri a domicilio.

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Com’è fatto il catetere vescicale

Il catetere vescicale è una forma di drenaggio formato dal catetere stesso, da un circuito di drenaggio e da una sacca di raccolta. In particolare, i parametri secondo i quali si distinguono i cateteri sono quattro: calibro, numero delle vie, materiali e consistenza e caratteristiche. Per calibro si intende il diametro esterno del catetere: per misurarlo si usa la scala di Charrière, secondo la quale 1 Cherriere equivale a un terzo di millimetro. Se il calibro è piccolo, non si rischiano di provocare lesioni uretrali. In linea di massima, si usano 12-14 Ch in caso di urine chiare, 16-18 Ch in caso urine torbide, 20-24 Ch in caso di piuria e macroematuria.

Il catetere vescicale può essere a una via (cateterismo temporaneo/intermittente), a due vie (dotato di una via per il deflusso delle urine e di una che mediante apposita valvola, permette la distensione di un palloncino per l’ancoraggio in vescica) e a tre vie (dotato di una via per il drenaggio, una per l’ancoraggio e una terza via per consentire l’irrigazione vescicale).

Il materiale esistenti sul mercato sono quattro. Si parte dal catetere in lattice, che è di materiale più morbido e ideale per i cateterismi a breve termine (massimo 7 giorni). Poi c’è il catetere in silicone: è un materiale morbido che lo rende l’ideale per il cateterismo a lungo termine (30 giorni. A seguire c’è il catetere in hydrogel, fatto di lattice con rivestimento polimerico idrofilo. Questo abbassa il rischio di incrostazioni e colonizzazione batterica. Infine c’è il catetere in PVC, fatto con materiale fisiologicamente innocuo e indicato per il cateterismo intermittente.

Posizionamento e sostituzione catetere a domicilio: a cosa fare attenzione

L’infermiere deve attenersi al processo di assistenza e valutare le prescrizioni mediche per comprendere meglio lo scopo e la tipologia di catetere che va inserito. La prescrizione medica inoltre segnala la distensione vescicale e la presenza (eventuale) di  infiammazione del meato urinario. Nella fase iniziale (di preparazione e posizionamento) l’infermiere deve assicurarsi di essere in possesso di tutto il materiale necessario (catetere vescicale, sacca di raccolta di urine graduata e a circuito chiuso).

Il ruolo dell’infermiere è decisivo. Dopo essersi lavato le mani deve mettere a proprio agio il paziente e spiegare le fasi e l’utilità della manovra che si sta per eseguire. Questo è fondamentale perché il paziente deve comprendere i suoi gesti e aumentare il proprio grado di collaborazione.

Esecuzione della manovra di inserimento

In questa fase, l’infermiere compie le seguenti azioni:

Per inserire il catetere vescicale, il primo passo è abbassare il prepuzio e decontaminare la zona dal meato urinario fin verso lo scroto. Poi si apre il primo paio di guanti e si aprono le confezioni di catetere e il sacco di raccolta. A questo punto, si indossa il secondo paio di guanti e si collega il catetere alla sacca di raccolta. In seguito, si introducono alcuni millilitri di soluzione fisiologica nel catetere e si posiziona il telino sterile attorno all’area genitale del paziente.

L’azione successiva è lubrificazione del catetere e l’introduzione nell’uretra del restante quantitativo di lubrificante mantenendo sempre la sterilità della mano dominante. In seguito, bisogna introdurre il catetere mantenendo il pene in posizione perpendicolare rispetto all’addome. Appena si percepisce una resistenza al passaggio del catetere, si sposta il pene in posizione orizzontale rispetto all’addome. L’inserimento è avvenuto, ora bisogna soltanto sincerarsi della fuoriuscita di urina nel sacco di raccolta.

Fabio Di Eugenio

Fabio Di Eugenio

Infermiere dal marzo 2012. Ha conseguito il Master in Coordinamento delle Professioni Sanitarie. Nell'aprile 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Infermieristiche. Dall' aprile 2015 ad oggi ricopre il ruolo di Coordinatore Infermieristico dell'UOC Anestesia e Rianimazione e con delega anche Coordinatore Infermieristico dei reparti di neurologia, neurochirurgia e neuriabilitazione



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