Perfusione: che cosa vuol dire e chi la gestisce

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La perfusione è la somministrazione di una soluzione o di un farmaco per via arteriosa. Essa può essere di natura medicamentosa, isotonica o ipertonica, oppure di sangue, di solito per via venosa. Dal punto di vista tecnico quindi è una cospicua irrorazione di un organo isolato dall’organismo, sia a scopo sperimentale sia nel corso di interventi in circolazione extracorporea. Stiamo parlando di una pratica molto complessa in cui diventano fondamentali le professionalità coinvolte, il grado di esperienza con questa procedura e i macchinari necessari per praticare la perfusione. In linea di massima, per praticare correttamente la perfusione servono:

  • sistemi di ossigenazione
  • prodotti per la protezione del miocardio
  • macchina cuore-polmone
  • dispositivi di raffreddamento e riscaldamento
  • sistemi di autotrasfusione continua
  • sistemi di monitoraggio dei parametri ematici

La figura professionale del perfusionista

Nel corso degli anni, il ruolo del perfusionista è diventato decisivo (e a tratti anche determinante) in ambito sanitario (soprattutto nel reparto cardiochirurgico e oncologico). Il perfusionista infatti è il responsabile dell’utilizzo, della gestione e del monitoraggio delle macchine cuore-polmoni. Attraverso queste macchine è possibile fermare il cuore del paziente per interventi a cuore aperto. Questa pratica non consente errori: un errore del perfusionista può diventare letale (ed è sempre irreversibile).

Il perfusionista, durante l’intervento, ha il dovere di mantenere salutari i valori ematici del paziente. I suoi compiti principalmente sono mantenere l’ossigenazione del sangue sulla norma, mantenere i valori di ph ematico, monitorare la corretta pressione arteriosa e la protezione miocardica. Un lavoro fondamentale e insostituibile che nel 2004 ha portato alla nascita di una laurea specifica in Tecniche della Fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare. 

Queste procedure necessitano di una competenza scientifica integrata con lo studio di materie quali fisiologia, fisica e chimica. Il tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare di sala operatoria di cardiochirurgia è il medico addetto alla gestione della macchina cuore-polmoni per la circolazione extracorporea (CEC) che permette di sostituire temporaneamente la funzione di pompa del cuore e di ossigenazione dei polmoni. Solo in questo modo, il cardiochirurgo può operare su un cuore fermo e senza sangue.

Perfusione: come funziona la macchina cuore-polmoni 

La macchina cuore – polmoni è costituita da due elementi fondamentali: la pompa arteriosa e l’ossigenatore. Il paziente viene collegato alla circolazione extracorporea avviene attraverso due vie, una venosa ed una arteriosa. La via di accesso venosa è implicata nel drenaggio del sangue venoso verso la macchina, la via di accesso arteriosa invece ha il compito di riportare il sangue ossigenato nel sistema arterioso del paziente.

Questa macchina è fondamentale per gli interventi a cuore aperto e protegge il muscolo per tutta la durata dell’intervento cardiochirurgico. A tutti gli effetti, la macchina cuore-polmoni sostituisce il cuore e il tecnico perfusionista diventa l’attore principale per mantenere in vita i vari organi e tessuti garantendo un adeguato apporto di ossigeno.

La conduzione della circolazione extracorporea è una delle fasi cruciali dell’intervento cardiochirurgico: oltre all’ossigenazione del sangue, il tecnico perfusionista deve mantenere il flusso ematico calcolato sulla superficie corporea del paziente (litri/min/m2) e garantire l’accurato monitoraggio, valutazione e gestione di diversi parametri vitali. Ecco, nel dettaglio, quali sono i parametri che vanno monitorati per consentire all’organismo di mantenere la miglior perfusione sistemica:

  • protezione del cuore
  • pressione arteriosa
  • pressione venosa centrale
  • funzione renale
  • parametri da emogasanalisi (ph, pO2, PCO2, BE, elettroliti, Ht, Hb, lattati)
  • temperatura corporea
  • trasporto di ossigeno (DO2)
  • consumo di ossigeno (VO2)
  • saturazione venosa (SVO2)

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Perfusione e Covid: cosa è accaduto negli ultimi mesi

Negli ultimi due anni, la figura del tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare è diventata di fondamentale importanza. Il TFCPC, su indicazione del cardiologo, è diventato il professionista sanitario adibito a recarsi a casa di persone assistite e in residenze sanitarie per anziani (RSA) per monitorare le funzioni cardiocircolatorie dei soggetti con patologie croniche attraverso apparecchiature portatili.

Questo era difatti l’unico modo per alleggerire il peso sulle strutture ospedaliere e limitare il contagio. La considerazione di questa figura sanitaria è in continua ascesa perché il ruolo ricoperto, la competenza in vari ambiti e la capacità di operare in contesti emergenziali ne fa una delle figure sanitarie più importanti dell’intero panorama sanitario italiano poiché decisivi in tutti i casi in cui le persone necessitano monitoraggio della perfusione e ossigenazione  (ECMO). Uno delle conseguenze principali del Covid-19infatti riguarda la respirazione e l’ossigenazione del corpo diventa imprescindibile per arginare il decorso della malattia.

Come si diventa perfusionisti

Per diventare tecnico perfusionista bisogna frequentare il corso di Laurea triennale in Tecniche di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare che rientra nella facoltà di Medicina e Chirurgia. Il percorso di studi si conclude dopo tre anni con una prova finale che ha il valore di esame di Stato e che abilita all’esercizio della professione. Durante il corso di laurea, il corso prevede tirocini formativi che consentono di fare pratica sull’utilizzo degli strumenti e delle macchine di competenza del perfusionista. In questo modo, al termine del percorso di studi, il tecnico perfusionista è in possesso delle competenze teoriche e pratiche per svolgere il proprio lavoro, uno dei più complessi all’interno del sistema sanitario.

Fabio Di Eugenio

Fabio Di Eugenio

Infermiere dal marzo 2012. Ha conseguito il Master in Coordinamento delle Professioni Sanitarie. Nell'aprile 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Infermieristiche. Dall' aprile 2015 ad oggi ricopre il ruolo di Coordinatore Infermieristico dell'UOC Anestesia e Rianimazione e con delega anche Coordinatore Infermieristico dei reparti di neurologia, neurochirurgia e neuriabilitazione



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