Il trasferimento del paziente critico: come funziona

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ll trasferimento del paziente critico verso una struttura ritenuta idonea è un argomento complesso che vede impegnati come attori il paziente, le strutture regionali e il Servizio Sanitario Nazionale. Per trasferimento di paziente critico si intende un trasporto primario che consente di avere accesso al livello di cura superiore perché una determinata struttura non è in grado di fornirglielo. Questo accade per un motivo fondamentale: la struttura non è in grado di erogare un servizio primario per il paziente.

Quando è necessario trasferire un paziente

Il trasferimento interospedaliero da una struttura all’altra è sempre necessario quando le condizioni del paziente sono critiche e la struttura ricevente è in grado di accogliere il paziente: si tratta di una procedura che va gestita nei minimi particolari perché non essendo un trasporto secondario, comporta dei rischi notevoli. Chi decide il trasferimento è sempre il medico curante: sarà lui a coordinare il trasporto attraverso la centrale operativa, il medico addetto al trasporto e il medico ricevente.

Queste figure professionali hanno un unico obiettivo: garantire al paziente il miglior trattamento possibile. Il trasferimento intraospedaliero è sempre a carico del Sistema Sanitario Nazionale, che opera nel minor tempo possibile per migliorare la qualità dell’assistenza ed evitare il sovraffollamento ospedaliero. In un periodo complesso come quello attuale, la pianificazione diventa imprescindibile. La pandemia da Covid-19 richiede l’attuazione di protocolli certi, verificati e condivisi in grado di tutelare non solo la salute del paziente, ma anche quella delle persone che gli stanno attorno. Il trasporto di un paziente in condizioni critiche è legato a due variabili: la condizione di salute del paziente e la possibilità della struttura di erogare le cure richieste.

Trasferimento di un paziente critico: i parametri vitali

Esistono parametri che inducono il medico ad attivare la procedura di trasferimento. Essi costituiscono una discriminante fondamentale perché restituiscono una sorta di cartina tornasole delle condizioni di salute del paziente. Alla presenza di determinati valori fisiologici e certificata l’impossibilità da parte della struttura di poter garantire le cure necessarie, il medico deve attivare le procedure di trasferimento. I casi più frequenti di trasporto ospedaliero sono: le ferite da arma da fuoco, le fratture al femore, le complicazioni polmonari e le ulcere. In caso di trauma spinale, il paziente dovrebbe essere sempre trasferito nel centro di riferimento in meno di 12 ore (nel caso ci sia un danno neurologico, il trasferimento deve avvenire dopo la stabilizzazione).

Nei casi di insufficienza respiratoria, il paziente va trasferito con un’ambulanza attrezzata per la terapia intensiva con farmaci e dispositivi per il supporto respiratorio avanzato. Lo staff deve prevedere 4 persone: l’autista, un medico, un infermiere e un terapista respiratorio. Prima del trasferimento, il paziente con insufficienza respiratoria deve essere stabilizzato: è fondamentale che questo avvenga perché un trasferimento frettoloso potrebbe causare complicazioni irreversibili alle vie aeree.

trasferimento di un paziente critico

L’importanza del medico

In tutti i casi di trasferimento di un paziente critico, la figura di riferimento è il medico. Prendiamo un caso di trauma cranico, di emorragia cerebrale, di complicazioni respiratorie o di infarto. Il medico deve scegliere in poco tempo e valutare in modo netto e deciso se i benefici del trasferimento del paziente superano i rischi. Non è mai una scelta facile e si opera in una condizione di stress psico-fisico notevole: la vita del paziente è a rischio e una scelta sbagliata potrebbe determinare un peggioramento irreversibile delle condizioni di salute.

Ecco perché diventa decisiva la formazione del medico e la sua capacità di interpretare il momento. Il timing e la preparazione al trasferimento devono essere impeccabili, non c’è spazio per l’errore umano o valutazioni errate. I pazienti critici che non vengono trasferiti nel minor tempo possibile verso un livello di cure maggiore vedono aumentare (e non di poco) il rischio di mortalità.

Come funziona il trasferimento del paziente critico

La normativa prevede che il trasferimento di un paziente critico sia gestita da medico che trasferisce, dalla Centrale Operativa di Soccorso e dal medico ricevente. La Centrale Operativa, per quanto concerne la struttura di destinazione, ha il dovere di far riferimento a determinati parametri. Il più importante è la territorialità: si cercherà di trasferire il paziente nella struttura più vicina in grado di erogare le cure adeguate. Tutto inizia con la valutazione clinica del medico che ha in cura il paziente: egli si fa carico del trasferimento e ne diventa responsabile dal punto di vista civile e penale.

Una volta attivata la procedura, il medico che trasferisce contatta il medico ricevente e inizia a istruirlo sulle condizioni di salute del paziente. In accordo con la Centrale Operativa definisce inoltre il mezzo di trasporto, il team preposto al trasporto del paziente critico e si occupa di trasferire tutta la documentazione. Il medico che
trasferisce è responsabile della valutazione iniziale del paziente, della scelta dell’ospedale, del mezzo di trasporto, dei trattamenti medici e farmacologici e di ogni prevedibile complicazione. Il medico che prende in carico il paziente ha il compito di verificare che il trasporto sia avvenuto in sicurezza e che il paziente abbia ricevuto il trattamento previsto dal medico che ha deciso il trasferimento.

Fabio Di Eugenio

Fabio Di Eugenio

Infermiere dal marzo 2012. Ha conseguito il Master in Coordinamento delle Professioni Sanitarie. Nell'aprile 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Infermieristiche. Dall' aprile 2015 ad oggi ricopre il ruolo di Coordinatore Infermieristico dell'UOC Anestesia e Rianimazione e con delega anche Coordinatore Infermieristico dei reparti di neurologia, neurochirurgia e neuriabilitazione



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